Associazione Italiana Celiachia

Cos’è la celiachia?
La malattia celiaca o celiachia è una patologia sistemica cronica a prevalente interessamento intestinale scatenata dall’ingestione di cereali contenenti glutine*, in soggetti geneticamente predisposti.

* Il glutine è un complesso proteico presente in alcuni cereali, quali:

frumento
segale
orzo
avena
farro
spelta
kamut®
triticale

A incidere sulla vita delle persone, oltre alla modifica permanente del regime alimentare, è la relazione con gli altri in contesti che prevedono pasti fuori casa: dalla scuola al lavoro, dal viaggio ai momenti di svago con gli amici. Dal 2005 la celiachia è riconosciuta “malattia sociale”.




Quali sono i sintomi?
La celiachia è caratterizzata da un quadro clinico piuttosto variabile, che va dalla diarrea profusa con marcato dimagrimento, a sintomi extraintestinali, quali anemia, astenia, amenorrea, infertilità, aborti ricorrenti, bassa statura, ulcere del cavo orale, osteoporosi, dolori articolari, dermatiti, edemi, alopecia, alla associazione con altre malattie autoimmuni, fino a complicanze molto gravi quali l’epilessia con calcificazioni cerebrali o il linfoma intestinale.

Come si cura?
La dieta senza glutine è l’unica terapia disponibile per la celiachia. Va eseguita con rigore per tutta la vita, escludendo tutti gli alimenti che contengono glutine ed evitando ogni trasgressione. Inoltre è necessario ridurre il più possibile le contaminazioni, i rischi di “assunzione nascosta” di glutine a causa di comportamenti errati.

Dopo la diagnosi, a chi mi posso rivolgere?
Per tutte le persone celiache e per i loro familiari, AIC Emilia Romagna offre un servizio di consulenze gratuite con dietista e psicologa, per approfondire la tua conoscenza della dieta senza glutine, imparare a bilanciare l’alimentazione in funzione delle tue esigenze e del tuo stile di vita e per migliorare l’accettazione e la convivenza con la celiachia.


Gabriele Abdelouahad - Per fare un po' di luce sul vetro medievale

Ipotesi sulle influenze nella produzione vetraria tardo-medievale del ducato estense

L'arte vetraria modenese ha avuto il suo periodo di massimo splendore nel diciottesimo secolo. Le sue origini vanno però sicuramente cercate nel medioevo. Infatti bisogna tornare al quattordicesimo secolo per provare a rintracciarne l'inizio. Più precisamente nel 1336 quando si ha una vera svolta dal punto di vista economico. In quell'anno Modena passa sotto la Casa D'Este che provvede in breve tempo ad un rafforzamento delle vie fluviali inserendosi così nei traffici commerciali della Pianura Padana. 

Ma è soltanto nel '400, con la ripresa economica degli stati estensi che si ha un afflusso consistente di artigiani da fuori a cui venivano promesse in investitura case e botteghe. Ed è quindi in questo periodo che arriveranno nel ducato i primi maestri del vetro. Essi provenivano principalmente da Altare (in Liguria), da Venezia (con cui gli Este intrattenevano importanti rapporti) e infine dalla Toscana, più precisamente dalla Val D'Elsa.
Della produzione del XV secolo però, purtroppo per noi, non rimangono oggetti intatti e la documentazione d'archivio è scarsissima. 
Una di queste è un documento del 1438 in cui la comunità modenese supplica il marchese Nicolò III perché ripristini il commercio dei ''vasi di vetro''. Questa terminologia adottata ci fa comprendere che il ''vaso'' era uno dei prodotti delle botteghe artigiane estensi oltre al ''bicchiere'' da noi detto anche ''miolo'', che troviamo nei ''registri de la guardaroba'' sempre relativi a Nicolò III.
Un'altra testimonianza si può osservare in una tarsia del Duomo di Modena datata 1465, opera dei fratelli Lorenzo e Cristoforo da Lendinara. In essa vi è raffigurato un vaso di vetro abbastanza spesso, dotato di una  particolare forma a doppio tronco di piramide e ornato da profonde scanalature che indicano il suo legame con una più lontana tradizione gotica.
Frammenti vitrei quasi tutti databili al XV secolo mostrano notevoli affinità con tipologie prodotte nello stesso periodo (e anche in precedenza) in territorio toscano, più precisamente in Val D'Elsa. In questi luoghi erano attive fornaci già dalla prima metà del XIV secolo; inoltre i loro mastri vetrai hanno portato la loro arte, già in questo periodo,  in altre corti d'Italia. Infatti è attestata la loro presenza a Bologna, Murano e Ferrara. 
Quest'ultima sotto il dominio estense e quindi in diretto contatto con il territorio modenese che, tra l'altro, possiede sabbie  fluviali ottime per la preparazione delle masse vitree da soffiare. Nelle porzioni di bicchieri rinvenuti presso il castello di Nirano si notano due esemplari decorati a motivo geometrico; uno con losanghe e l'altro a scanalature, costolature verticali. Questi due reperti instaurano un legame diretto con la produzione toscana che è stata quasi certamente la prima a introdurre il bicchiere decorato a motivo geometrico mediante l'utilizzo di appositi stampi in cui veniva soffiato il vetro.

Questi stampi sono stati poi portati dagli stessi artigiani in giro per l'Italia. Ad esempio, in documenti bolognesi e veneziani del '300 si fa riferimento a bicchieri ''fiorentini'', ''pisanelli'' e ''gambasini'' a dimostrazione del fatto che i migranti mantennero la tradizione decorativa delle terre di origine.
Per concludere voglio specificare che quasi tutti i vetri rinvenuti nei castelli di Nirano e Spezzano hanno una colorazione verdastra tendente all'azzurro. Ciò indica una tonalità di vetro che si ottiene con sabbie locali e quindi i vari oggetti sono quasi sicuramente di manifattura modenese. Il fatto che il vetro non sia stato purificato ne denota una produzione incentrata sull'uso quotidiano e quindi probabilmente priva di oggetti di lusso.
Infatti questi ultimi erano una prerogativa veneziana e quindi erano prodotti e commerciati esclusivamente dalla Serenissima che cercava di mantenerne il monopolio a tutti i costi proibendone la fabbricazione all'infuori di Venezia. 

Carlo Vigarani

I Vigarani, straordinaria e numerosa famiglia di artisti estremamente versatili, nativi ed operanti nel Ducato di Modena, vengono generalmente ricondotti al capostipite Gaspare (Reggio Emilia 1588 - Modena 1663) e al figlio Carlo (Modena 1637 - Saint-Ouen-les-vignes 1713), in quanto rappresentanti un caso eccezionale di intensa continuità creativa nel corso dell'intero Seicento. Strano, affascinante ma, proprio per questo, ideale connubio barocco fra ingegneria idraulica e militare, trattatistica e pratica architettonica, alchimia e scenotecnica, dalla 'piccola' Modena alla grande Parigi dell'assolutismo si celebra l'intensa e sorprendente attività di due architetti che, esprimendo l'apice della loro creatività nell'allestimento dell'effimero spettacolare, hanno incarnato ed esportato, insieme al fiorentino Jean-Baptiste Lully, il trionfo dell'ingegno e l'apoteosi della cultura rinascimentale e barocca italiana.

Carlo Vigarani (Modena, 1637 – 1713) nacque a Modena da Gaspare Vigarani (Reggio nell'Emilia, 1588 - Modena, 1663), che era architetto o sovrintendente agli edifici del Duca di Modena. Al pari dei suoi fratelli, venne iniziato al mestiere del padre, iniziando quindi a lavorare per la corte di Alfonso IV d'Este e Laura Martinozzi. Nel 1659 il cardinale Mazzarino, zio di Laura Martinozzi, ottenne la collaborazione di Gaspare Vigarani per partecipare all'elaborazione delle macchine del teatro delle Tuileries. Carlo ovviamente seguì il padre a Parigi.

Carlo Vigarini, Sets for Psyché, 1678
Nel 1662 venne nominato ingegnere del re Luigi XIV, e ricoprì negli anni diverse funzioni: ingegnere delle macchine teatrali, architetto, decoratore e scenografo.
Carlo Vigarani lavorò contemporaneamente al Castello di Saint-Germain-en-Laye, dove mise in scena diverse tragedie, e collaborò col compositore e musicista italo-francese Jean-Baptiste Lully alla direzione del teatro. Eseguì inoltre i decori della chiesa dei teatini a Parigi.
Il suo nome rimase legato al suo importante lavoro di costruzione delle macchine teatrali per Les Plaisirs de l'Île Enchantée, una grandiosa festa che si tenne nella cornice dei giardini di Versailles dal 7 al 14 maggio 1664, quando ancora la futura reggia era ancora un lontano progetto. Tale ricevimento fu dedicato a Louise de La Vallière, la prima delle grandi favorite del Re Sole.
Nel 1673 venne naturalizzato francese con il cognome di "de Vigarany" e gli venne conferito il titolo di «Intendente delle Macchine e Menus-Plaisirs del re» (Intendantant des Machines et Menus-Plaisirs du roi).
Sposò una francese della piccola nobiltà, e fece l'acquisizione di una piccola signoria vicina ad Amboise, divenendo Signore di Saint-Ouen-les-Vignes. Acquisì inoltre la servitù debitoria di Limeray.
Nel 1690, a seguito del fallimento di diversi progetti, tra cui un salone per le danze mai realizzato all'interno della Reggia di Versailles, decise di ritirarsi, e venne sostituito nei suoi incarichi dal pittore Jean Berain. Morirà nella suia residenza nel 1713.

dal 1166 al 1184


1166 - Bologna rinnova la pace con Modena, all'oggetto di averla alleata contro Federico.
1167 - Modena entra anch'essa nella lega lombarda giurata a Pontida contro l'imperatore.
1173 - Convengono in Duomo i rappresentanti di Milano, di Brescia, Piacenza, Cremona, Parma, Reggio, Mantova, Rimini e Bologna, ed alla presenza dei cardinali Ildebrando di Bologna, Teodovino di S. Vitale, del vescovo di Reggio Albriccone e dei consoli modenesi tengono parlamento, giurando di procurare la unione di altre città e di non tradire mai la causa comune.
1174 - Adunatosi un Consiglio della Lega in Modena, manda soccorsi ad Alessandria, stretta d'assedio dall'imperatore Federico.
1175 - I soldati Modenesi si battono valorosamente contro le truppe imperialisotto le mura di Alessandria e sotto il castello di S. Cassano nelle Romagne.
1177 - Alla pace coll'imperatore, stipulata in Venezia, i modenesi sono rappresentati da Pio Manfredi.
1178 - Pio Manfredi rappresenta ancora i modenesi a Parma, ove i deputati di alcune città Lombarde nemiche all'imperatore tengono convegno.
1179 - Bologna e Modena rinnovano pace e trattati d'alleanza, con patto però che i Bolognesi portassero ajuto ai Modenesi, tranne che contro Nonantola.
1182 - Il Comune di Modena ha questioni colla Chiesa per alcuni statuti contrari ai privilegi di quest'ultima, ed a mediazione del Vescovo Ardizio si compone amichevolmente la vertenza.
- Modena si unisce a Parma contro Reggio per questioni di confine.
1183 - Pace definitiva di Costanza, nella quale trattano pei Modenesi il Giudice Arlotto e Ranieri dei Boccabadati.
- Arlotto viene nominato console di Modena.
1184 - Nel 12 Luglio il papa Lucio III, nella occasione che recasi a Verona a colloquio coll'imperatore Federico, si ferma in Modena e consacra solennemente la cattedrale.
Della quale funzione si fa ancora memoria ai tempi nostri, celebrandosi nel 12 Luglio di ciascun anno la così detta Sagra della Cattedrale.

Porta Bazohara


La porta detta adesso di S. Francesco chiamossi un giorno di Bazohara (Baggiovara) castello e luogo insigne a poche miglia da Modena ed a' confini della città Geminiana o Cittanova, ove furono posti a coloni de' Bavaresi (Baiern) a' tempi di Rosmunda e di Alboino. Dopo essere quel castello, di incerta origine, passato dal marchese Bonifacio alla chiesa modenese, poi a Donna Matilde, venne in potere del comune, come il prossimo castello di Formigine: si crede distrutto ai tempi di Passerino Bonacolsi nel 1312. Una famiglia dal cognome Bazzovara, se non signora, residente nel castello omonimo, si sa essere esistita, perchè si notano dei Bazohara, consoli e capitani di Modena. Berteo di Bazohara, fu complice de' modenesi uccisori di Raimondo da Spello nel 1314 presso il Menabue. Da Bazohara avevano denominazione pure due cinquantine della città intus l'una, e burgi Bazohariae de foris 1'altra. Le rimanenti otto della regione che aveva il nome dalla porta Bazohara erano - Frati minori entro e fuori - S. Giacomo - S. Geminiano - S. Barnaba - S. Eufemia - S. Paolo - S. Salvatore - Al dì là del borgo di Bazohara era una seconda porta, un battifredo, e un ponte levatoio sulla Cerca. Il borgo di Bazohara era abitato da caneparoli e contava più di cinquecento abitanti.
Nel 1500 adì 8 novembre, l'antica porta fortificata venne ribassata come quella di Saliceto, togliendo dalla sua sommità quell'alzata di travi bordonali, e palancato d'asse, dalla quale si traeva con spingarde, balestre e sassi contro gli assalitori. Così rinnovata, co' suoi ponti levatoi, batti ponti, càssero e giunta, era massiccia, di bellissima costruzione, bassa d'arco pel livello del terreno, ma alta tredici braccia.più dell' Erculea. L'antichissima porta del X secolo, stata eretta dai signori da Sassuolo che palancarono sino a porta Cittanova, fu compiuta ed aperta ufficialmente, secondo Tiraboschi nel 1191, un anno dopo della testè nominata. Molti suoi ricordi storici possono desumersi dalla di lei antica topografia esterna, specialmente riguardo all'idrografia circondaria. Le paludi del vescovo, del comune e delle monache, ivi esistenti, la vecchia Formìgina, che dava il nome a una villa (S. Cataldo) detta Forrmigine di sotto per differenziarla dal castello verso il collemonte, i sobborghi abitati da caneparoli, i varii monasteri, il prato Lentesone, le vecchie strade alla montagna, la colonna o croce trasportate al museo, i copiosi marmi ivi rinvenuti, la chiesa dei S. Faustino e Giovita, le sorgive presso il ponte della Rosta, le barche stazionanti nelle acque, danno un carattere originalissimo al paesaggio variato che si sarà offerto agli occhi dei riguardanti dall'alto dei merli del càssero di porta Bazohara. 

Gaspare Vigarani


Da Biblioteca Modenese, Notizie Della Vita E Delle Opere Degli Scrittori Natii Degli Stati Del Serenissimo Signor Duca Di Modena, 1786.

Reggiano. Fra gli Architetti del secolo XVII pochi uguagliaron la fama di Gaspare Vigarani, singolarmente in ciò, che appartiene alla costruzione, all'ornamento, e alle macchine dei teatri; perciocchè la fertilità delle invenzioni, la maestà e la nobiltà delle sue idee lo sollevan di molto sopra la turba de volgari Architetti. Ei meritava perciò di non essere dimenticato da quelli, che hanno scritte le Vite de' più famosi Professori dell'Arte. Ed essi nondimeno del Vigarani non fanno menzione alcuna, e niuna pur se ne fa nell'Abbecedario Pittorico. Solo il Virloys ne ha fatto un cenno col dire: Vigarani, Gentilhomme Italien, Architette. Lovis XIV le fa venir à Paris pour construire le Theatre du Palais des Tuileries
Le molte lettere, che se ne conservano in questo Ducale Archivio, e i monumenti tratti dall'Archivio della sua famiglia, che me ne ha cortesemente comunicati il Sig. Conte Carlo Vigarani da lui discendente, mi renderanno agevole l'illustrarne la memoria più che non si è fatto finora. Egli era nato in Reggio circa l'anno 1586 da Lodovico Vigarani e da Lucrezia di lui moglie, ed oltre Giacomo, che sarà ornominato, avea un altro fratello di nome Carlo, che ivi pure era nato più anni dopo, cioè a 14 di Maggio del 1602. Ove, e sotto quali Maestri facesse i suoi studi, non ce n'è rimasta memoria. In età ancor giovanile die i primi saggi del suo valore nelle belle Arti, perciocchè facendosi nel 1619 la solenne traslazione della Immagine della B. V. della Ghiaja in Reggio, una ingegnosa macchina in tal occasione usata fu fabbricata con mirabile artificio dal Sig. Gaspare e Giacomo fratelli Vigarani giovani ingegnosissimi per loro honesto trattenimento. Da libri della Parrochia di S. Prospero di Reggio raccogliesi, che nel 162. a 3 di Febbrajo sposò Lisabetta figlia di Gio Andrea Toschi. Passò poscia a Modena, ove nel 1631 fu nominato Ufficiale della munizion delle Fabbriche, e poscia sotto i 24 di Decembre del 1635 fu dichiarato Ingegnere e Soprantendente generale alle Fabbriche di S. A. con provvisione di L. 140 al mese. Mon Cousin. Le Sieur Vigarani a si bien reussy dans tous les Ouvrages, dont je me suis repose sur luy, & il me reste de si belles marques du servi e, qu' il m'a rendu dans les choses de sa professon, qu'il ne se peut rien adjuster à la satisfaction que Je en ay. Je l'accom pagne de ces lignes exprès pour vous temoigner, qu'il s'est aquitte di gnement des Ordres, que vous luy donnastes en l'envoyant icy, cº mesme qu'il a este fort bien secondé par son fils, que je retiens aupres de moy vous assurant au surplus de la continuation de mon amitié. Et priant Dieu qu'il vous ait, mon Cousin, en sa sainte & divine gara de, Je suis. A Paris le ir. de Juin 1662. Lovis.

Chiesa di San Giorgio in Modena
Egli ebbe anche ispezione sulla Ducale Tesoreria Segreta, perciocchè quando sotto i 20 d'Aprile del 1640 Carlo di lui fratello fu nominato Tesorier Secreto di S.A.S. si dichiarò, che il Sig. Gasparo suo fratello resta con la medesima autorità finora da lui esercitata nello stesso Ufficio di Tesorier Segreto. Fu poscia nominato dal Duca Francesco I Soprantendente generale alle Fabbriche e Feste, e Ingegnere Maggiore delle Acque e Strade di questi Stati, come il vedremo detato nel Chirografo del Duca Alfonso IV, che poscia riferiremo. Nel 1640 fu destinato a riattare, o piuttosto a fabbricar di nuovo il Teatro del Pubblico di Carpi, di cui diede il disegno, a riparare questa Città, villa di non molta estensione, ma ottimamente ideata; ed ei ne ragiona in una sua lettera al Card. Rinaldo d'Este il vecchio, che conservasi nel Ducale Archivio Segreto, scritta da Modena a 16 di Luglio del 1652, in cui rendegli grazie dell'onore, che il detto Cardinal volea fargli impiegandolo nella fabbrica del Monastero di S. Tommaso in Reggio. Nell'Articolo di Gio. Antonio Rocca inserito nel T. IV della Biblioteca abbiamo avvertito, che nel 1649 fu il Vigarani insieme col Rocca inviato dal Duca a fare una descrizione del territori di Ferrara e di Comacchio, e che con lui pure fu mandato al Finale a rimediare a danni recativi dal Panaro. Della soprantendenza alle acque a lui affidata abbiamo anche la pruova in una lettera da lui scritta al Duca a 19 d'Aprile del 1658, nella quale gli dà ragguaglio della visita, che avea fatta agli argini del Pò a Boretto. Ei fece ancora conoscere il raro suo talento per l'invenzione delle Feste e degli spettacoli teatrali, e di ogni sorte di macchine, in occasione delle nozze con solennissima pompa celebrate in Modena l'anno 1654 dal Duca Francesco I colla Principessa Lucrezia Barberini, e ne magnifici funerali fatti nel 1659 al Duca medesimo morto l'anno precedente, e in più altri somiglianti spettacoli, che vidersi di que tempi in Modena. In questa Città innoltre ei diede il disegno della Chiesa di S. Giorgio, ora detta della Madonna del Popolo, e del vaghissimo Teatro della Spelta, che fu poscia non ha molti anni distrutto.

Palazzina Giardini Ducali
Modena
Il Vedriani gli attribuisce ancora la Cittadella di Modena, e sembra anche indicare, ch'ei desse il disegno della Chiesa di S. Carlo, ma che morisse prima di poterlo eseguire. Ma quanto alla Cittadella sembra certo, ch'essa sia opera del P. Guarini. Più veriſimile è ciò, che da altri affermasi, ch'ei disegnasse gli ornamenti del Canal Naviglio presso la Porta del Castello, i quali secondo il Vedriani furon fabbricati nel 1633. In Fiorano ancora nella Diocesi di Modena innalzò egli per se medesimo e per la sua Famiglia una casa di Campagna, che e per l'amenità del sito da lui scelto e per la vaghezza del disegno, benchè non finita, fa nondi meno grande elogio al suo Architetto e Padrone. In Reggio secondo il disegno del Vigarani furon fabbricate le Chiese di S. Agostino, e della Confraternita del SS. Vitale e Girolamo, la qual seconda cominciò a fabbricarsi nel 1646. La fama del Vigarani non si ristrinse entro questa Città, dal 1652 era egli stato chiamato alla Corte di Mantova affin di dare l'idea delle magnifiche Feste, che ivi si diedero per la venuta degli Arciduchi Ferdinando e Francesco Sigismondo fratelli della Duchessa Isabella Chiara. Ma a più luminoso Teatro ei fu chiamato nel 1659. Il Re Luigi XIV, volendo celebrar le sue Nozze fissate per l'anno seguente coll'Infanta di Spagna Maria Teresa con quella ammirabile magnificenza, che in tutto il corso del lungo suo regno gli fu indivisibil compagna, credette di non poter meglio eseguire le grandi sue idee, che col chiamare espressamente da Modena il Vigarani. E questi gli fu probabilmente fatto conoscere dal suo Cardinal Mazzarini, che potè averne notizia dalla sua Nipote Laura Martinozzi allora Duchessa di Modena. Verso la metà adunque del 1659 partì da Modena il Vigarani insieme con un suo figlio di nome Carlo, il quale era anche egli assai valente nell'Arte medesima. La Duchessa raccomandolli amendue al Cardinale con sua lettera del 1 di Giugno del 1659, la cui minuta conservasi in questo Ducale Archivio Segreto. Ad essi si aggiunse il Can. Lodovico altro figlio di Gaspare e al principio dell'anno vegnente Gaspare diede principio alla fabbrica di un gran teatro, che dovea servire nell'occasione di quelle nozze. Sono già fabbricate, scrive egli in una sua lettera de 19 di Marzo del 1660 da Parigi, tutte le sei gran colonne, e controcolonne, e quattro pilastri di venti oncie di diametro, che devono costituire il proscenio; essi data mano alla gran cornice, che sarà ben presto in buon stato.
Il figlio di Gaspare che il Re Luigi XIV volle tenere alla sua Corte, fu Carlo, come affermasi anche dal Pellicelli. Ma io non so, come combinar ciò colla lettera, che il medesimo Carlo scrisse al Duca suo natural Sovrano da Modena a 10 d'Agosto del 1662, in cui lo avvisa, che Sua Maestà in riguardo forse dell'umil nostra servitù re sagli per lo spazio di tre anni passati l'avea ricevuto al suo servigio col titolo di suo Ingegnere, con ordine di trovarsi alla Corte alla fine del mese seguente, e prega perciò Sua Altezza ad accordargli la sua protezione, e a concedergli l'onore, di cui avea goduto suo fratello il Canonico Lodovico nel tempo della di lui dimora, cioè di scrivergli le nuove di quel Regno. 
Chiesa dei Santi Girolamo e Vitale
Reggio Emilia 
Par dunque certo, che amendue i figli tornassero in Italia insiem col Padre e col Zio, e che poscia Carlo facesse colà ritorno al servigio di quella Corte. Di fatto molte sono le lettere di colà scritte da Carlo fino al 1673 a questa Corte: 

Francesco Duca di Modena, Reggio circ. Egli è ben di dovere, che il merito di quelli, ch'hanno puntualmente servito, sia fatto palese al Mondo, acciò vaglia di stimolo agli altri per ben operare. Che però havendo il già Gasparo Vigarani Gentilhuomo nativo della nostra Città di Reggio servito lo spacio di circa quarant'anni continui ai Serenissimi nostri Avo e Padre di Gl. Mem. nelle Cariche di Soprantendente Generale alle Fabbriche e Feste d'Ingegnero Maggiore delle Acque e Strade di questi Stati, nelle quali ha adempito con ogni accuratezza, fede, e soddisfazione le parti del suo debito, Noi in virtù delle presenti nostre certifichiamo tutti di questa verità, e che conserveremo sempre viva memoria dei servigi resi dal Suddetto Gasparo, per far godere a suoi Nepoti e Discendenti in ogni occorrenza gli effeti della nostra gratitudine e della loro bene merenza. In testimonio di che sarà la presente. In Modena li 23 Luglio 1677. Francesco. 

Carlo Francesco Pio di Savoja, Carlo di lui figliuolo continuò per più anni a vivere alla Corte di Francia, come ci mostrano parecchie lettere da lui scritte di colà al Duca Francesco II. In una de 19 di Giugno del 1665. parla di un Teatro, che nello spazio di soli sei giorni avea dovuto innalzare nel parco di Versailles. In un'altra dei 9 di Settembre del 1672. Le mie occupazioni, dice, al presente sono così eccessive pel nuovo stabilimento di un theatro con macchine per un Accademia Reale, che S. M. fonda a Parigi con privilegi ed honori grandissimi, ne la quale si cantaranno commedie in Musica a l'imitatione de le nostre d'Italia . . . . . . . . . . . A la suddetta Accademia si pagherà l'entrata a le Rappresenrazioni, e come faccio insieme col compositor della Musica Regia le spese del tutto, così saranno nostri i guadagni, che vi si faranno, i quali vengono da molti riputati grandissimi attesa la curiosità e l'infinito numero del popolo e de' forestieri di questa Città. E dello stesso Teatro parla in un'altra lettera de 23 di Febbrajo del 1674. Così l'Italia ebbe non picciola parte nello stabilimento dell'Opera in Musica in Parigi, che a quest'Epoca appunto si vide dopo più altri tentativi più felicemente e più costantemente introdotta. Il Canonico Lodovico di lui figlio finì di vivere in età di 87 anni a 2 di Decembre del 1705 in Reggio, come notò nel suo Diario MS. Bernardino Rosati, il qual lo dice huomo insignehuomo insigne e virtuoso in tutte le Scienze, massime nella S. Scrittura, che non v'havea l'uguale. Era egli ancora, come si è detto, valoroso nell'Architettura e nelle Decorazioni, ed egli diede il disegno di una macchina fatta da' Confratelli della Morte in Reggio l'anno 1674 per la Coronazione della B. V della Ghiaja, e nel 1694 di un'altra pel Funerale del Duca Francesco II celebrato nella stessa Città. Presso il Sig. Ferdinando Cepelli conservasi un Trattato di Gaspare Vigarani ornato di figure, che ha per titolo: Regole sicure e Geometriche per fare le Fortezze, con un Trattato di Chiromanzia di me Gaspare Vigarani da Modena Architetto ed Ingegnere.



La Croce della pietra


A sinistra di chi entra nel cortile del palazzo Campori, in Contrada Ganaceto, è una colonna con sopravi una croce, il tutto in marmo, e reca nella base la iscrizione seguente: 
La Croce della pietra - posta a r'icordo di nazionale vendetta - contro la oppressione sttraniera - e durata per sette secoli testimone - di glorie e di sventure patrie - dopo iterati tramutamenti - qui fu accolta ed eretta - l'anno MDCCCLXIX.

L' egregio patrizio nostro Marchese Cesare Campori, cultore chiarissimo degli studi di Storia patria, volle così serbato questo ricordo autorevole di un fatto assai importante avvenuto in Modena ai tempi del Barbarossa. Il quale fatto è dallo stesso March. Campori accennato in un suo opuscolo La Croce della pietra (Modena, tipi Soliani 1869) colle parole seguenti tratte dal Vedriani, che:
" ....... il presidio alemanno lasciato dal Barbarossa a guardia di Modena, inferocito avendo, come fu sovente in costume delle genti di quella nazione, sui cittadini, venne da questi massacrato, e i cadaveri di questi soldati entro un pozzo gittaronsi, che dai cronisti è indicato col nome di pozzo della Croce di pietra e che poscia fu  otturato. Se non che da terribili apparizioni di sanguinose larve venendo i cittadini spaventati, allorché si avventuravano a passare per quelle parti, opportuno consiglio si reputò l' innalzare colà una cappella con una croce .... "
Il fatto sarebbe avvenuto nell'anno 1165, ed, erettasi la cappella, dice il cronista Spuccini che vi si celebrava continuamente la messa per quelli defunti, sinchè restò il strepito. E a dimostrazione che veramente per la superstiziosa credenza che le anime degli uccisi potessero compiere qualche vendetta, i nostri buoni antichi vollero innalzata quella croce, serve il distico latino che vi fu scolpito:

Crux michi certa salus: Crux est quam semper adoro;
Crux nomini mecum; Crux michi refugium

distico di cui si vuole autore Venanzio Fortunato, poeta cristiano del VI secolo, e che come altre iscrizioni sacre, per solito si scolpiva su certi monumenti publici, perchè al riguardarlo stimavasi non si avesse in quel giorno a morire malamente. 
Sorgeva questa croce in sul vertice della accennata cappella od oratorio, o vicina al medesimo, precisamente nel crocicchio a capo di Rua Grande in Via Emilia - detto oggi comunemente del Teatro vecchio - Fu abbattuta la cappella nel 1414 e tolta la croce nel 1764.