Francesco Vandelli (1795-1856)




Francesco Vandelli, nato da ricchissima famiglia, sdegnò la vita agevole e comoda che gli si offriva; plasmò con duro e continuo lavoro la coscienza e si piegò allo studio, fece delle sue lauree (in filosofia e in ingegneria) e dei suoi diplomi (in architettura e in agrimensura) non uno strumento di vanità o di futile guadagno, ma un'arma di bene; infatti rinunciò spesso a ricchi proventi, derivanti da cariche, di cui era investito, a favore di colleghi o subalterni.
Uomo generoso, fornito di grande talento, non poteva sottrarsi a responsabilità pubbliche. Infatti per altezza d'ingegno venne nominato professore onorario di Architettura nell'Accademia di Belle Arti, (di cui diventò poi Segretario nel 1830), membro dell'Accademia di Scienze, Lettere ed Arti e Professore di architettura e disegno nel Convitto dei Cadetti Pionieri. Il Duca stesso, Francesco IV, certo di dar prestigio al suo ducato, lo nominò architetto di Stato e colonnello della Milizia Volontaria, istituita subito dopo il moto del 1831.
Riassumere l'attività di Francesco Vandelli non è impresa facile: ancora splendono ai nostri occhi gli innumerevoli edifici, chiese e palazzi, che edificò o restaurò, senza parlare delle sale della Pinacoteca, e di altari rifatti od ornati con fini disegni.

Portico del Foro Boario

La parte settentrionale ed orientale del Palazzo Ducale, il fabbricato della Manifattura Tabacchi quello del macello di bovini e suini, il portico del Foro Boario, il palazzo di fronte a quello Ducale (fra Santa Margherita e Piazzale San Giorgio), la Cappella Mortuaria Estense (Chiesa S. Vincenzo), sono opere sue.
Non si può ricordare Vandelli senza nominare il Teatro Municipale, per cui « tutta la critica fu unanime nel dare incondizionati elogi all'architetto insigne. Anche oggi non pochi sono gli studiosi che vengono dal di fuori per farne oggetto di studio. Il Vandelli per questo suo lavoro non volle retribuzione alcuna e i rappresentanti del Comune, riconoscenti di tanta generosità, vollero iscrivere il nome dell'Architetto nel "Libro d'oro" della nobiltà modenese » (Botti).


Duca Guarnieri



Il Marchese Obizzo III agognava al dominio di Reggio, ove si tenevano i Gonzaghi, in guerra però coi Fogliani loro avversari, onde quella città era da gravi discordie lacerata — Il Marchese, per meglio riuscire nel proprio intento, non dubitò di stringere alleanza con un celebre avventuriero di que' giorni, detto il Duca Guarnieri o Guarnerio, che era venuto in Italia con una compagnia di Tedeschi, e mettevasi al soldo di questo o di quel Principe o Stato .che ne lo avesse richiesto. A dare una idea di costui, basterà il dire che egli portava in sul petto una grande piastra di argento, sulla quale scritte leggevansi le seguenti parole: Duca Guarnieri, signore della gran Compagnia, nemico di Dio, di pietà e di misericordia!

Tale alleanza di Obizzo col feroce condottiero fu conchiusa nel 1343 — I Tedeschi portarono ben presto i soliti frutti. A Sassuolo, al Colombaro, al Montale, a Mugliano, a Formigine, a Casinalbo, a Gorzano, a Baggiovara, fin sotto le porte di Modena essi sparsero la desolazione e lo spavento. Erano una turba di tremila e cinquecento, ed eran detti barbute, e con sè aveano un migliajo circa di donne di malaffare e d' altra canaglia. Appiccavano agli alberi chiunque sul loro passaggio avesse sol mostrato di far loro la ben che menoma resistenza, e talvolta anche per nulla; e per tutto ove lor talentava davano il guasto e commettevano violenze e ribalderie d'ogni fatta. Passarono anche nel Reggiano e in sul Mantovano, e rientrati nel Modonese fecero provare il loro furore a Carpi, a Cortile, a Sorbara, a Campogalliano, a Soliera, a Ganaceto, e altrove.

Il Marchese Obizzo quindi si pentì di aver chiamato questo flagello, e intimò al Duca Guarnerio che uscisse entro il Marzo dallo Stato, e proibì si somministrassero viveri alle sue genti. — Ma con colui non era caso di dettar leggi, piuttosto di riceverne; ed egli infatti pretese diecimila fiorini d' oro, che Obizzo dovette unitamente agli Scaligeri ed ai Bolognesi sborsargli, per ottenere che se ne andasse, come poi se ne andò difatti, dal Modonese.

Luigi Poletti (1792-1869)




Per quasi mezzo secolo Luigi Poletti ha lavorato e prodotto, ravvivando il passato con la sua erudita ed acuta preparazione: egli, in effetti, rinnovò il puro stile dell'arte classica, lottando contro il vuoto ma­nierismo degli architetti contemporanei. La sua vita si svolse in buona parte a Roma (dove completò gli studi), per un periodo di sette anni sullo sfondo meraviglioso di sublimi monumenti.
Visse sereno ed onorato, "per altezza d'ingegno e nobiltà d'ispirazione, nell'Urbe, dove riedificò, impe­gnandosi per 33 anni, la Basilica di S. Paolo, che era stata distrutta da un incendio nel 1823 e dove costruì il monumento a Maria immacolata in Piazza di Spa­gna, il Collegio ecclesiastico dei nobili Scozzesi e altri palazzi e ponti; furono molto apprezzate sia la ricostruzione di alcune parti della Basilica di S. Maria degli Angeli che la sistemazione del Tevere a ponte Rotto e a Ripagrande. Lavorò egregiamente anche ad Assisi. Camerino, Montalto, Fano, Terni, Rimini. Ai suoi teatri, costruiti in queste ultime tre cittadine ha fatto trovare timbri pieni di fascino e risonanze espres­sive.
Si capisce come il Duca di Modena, Francesco IV, amasse un artista così straordinario. Avendolo visto costruire ponti, fin dal 1817. con squisita freschezza e tracciare progetti di strade, con arte sapiente, lo aveva inviato a Roma, dopo gli studi all'Accademia modenese di Belle Arti e all'università di Bologna.

La basilica papale di San Paolo fuori le muradi Roma
Il giovane, da Roma, invia al duca protettore alcuni saggi preziosi: il disegno di un battistero e il progetto di un grandioso teatro.
Ormai la tecnica artistica si è chiarificata e la sua fortuna e il suo genio si affermano ovunque: il conte Cecco Pieri sequestra subito il Modenese per la costruzione di un palazzo e, immediatamente, in un vortice di favore e di ammirazione, varie città (compresa la stessa Rio de Janeiro) sollecitano il Poletti per progetti e costruzioni di teatri; per virtù sua, in tale settore, l'architettura spazia su vasti e nuovi orizzonti.

Il Poletti aveva infatti genio da vendere in fatto di teatri, dei quali sapeva disporre in modo accura­tissimo le curve, le parti secondarie, le eleganti deco­razioni; soprattutto era inimitabile il modo con cui ricavava la migliore rispondenza acustica. Condusse un'esistenza modesta, religiosa, dedita al lavoro e, fino all'ultimo, pulita. Morì a Milano il 2 agosto 1869. Lui, che non si era gloriato della fama e degli onori in vita, ebbe poi, per interessamento del Pontefice Pio IX, una onorifica e degnissima sepoltura in San Paolo a Roma. Con generosità sapiente ed illuminata, l'artista volle che il reddito delle sue notevoli sostanze contribuisse a perfezionare nell'arte i giovani modenesi migliori, i quali appunto si recheranno a Roma, usufruendo del cosiddetto « Pensionato Poletti ». 

Il Teatro Amintore Galli è un teatro di Rimini. Inaugurato nel 1857
su progetto dell'architetto Luigi Poletti
A Modena nella « Galleria Poletti » del Palazzo dei Musei si possono ammirare i lavori dei giovani artisti da lui beneficati. Esiste anche la « Biblioteca Poletti » che raccoglie numerosissime opere di ogni genere.
Carlo Baraldi riuscì a fermare, in una statua in marmo, posta nell'atrio della Galleria e Biblioteca « Poletti », la schietta figura dell'artista modenese. 

dal 1336 al 1337



1336 - Dopo varie vicende di combattimenti, ritardata alquanto la impresa degli Estensi contro Modena per la morte del Marchese Rinaldo, avvenuta in Ferrara, il suo successore Marchese Obizzo III d' Este la conduce a termine felicemente, e pel trattato di pace stipulato in Verona entra in Modena adì 13 Maggio 1336 accolto con grandi e straordinarie feste. Il Consiglio conferisce solennemente a lui e a' suoi successori quella signoria che trent' anni prima con tanto furore era stata tolta al suo predecessore Azzo VIII

1337 - Obizzo III richiama in Modena i fuorusciti, invita in città dei mercanti Lucchesi perchè vi ravvivino le industrie ed i commerci, e li esenta per cinque anni da ogni specie di publiche gravezze. — Fa spianare Cittanova.
— Geminiano dei Pocobelli e Guiduccio di Lanfrancoccio sono condannati in contumacia ad aver tagliata la lingua, in pena d'aver suscitato un tumulto con grida di morte a'guelfi.
— Da quest'anno fino al 1343 si hanno saccheggi, incendii e distruzioni nel territorio, causati da scorrerie di soldati stranieri al servigio di principi italiani, e quì di passaggio.

Ciro Bisi (1825-1901)



Ciro Bisi, nato a Modena nel 1825, è stato uno dei più celebri ramieri della città . Ha lasciato numerosi lavori che rivelano un'ispirata genialità; fra i più pregia ti ricorderemo la statua in rame, trattata a martello, collocata sulla cupola del Tempietto della fonte di S. Geminiano, a Cognento; un busto del poeta Dante Alighieri, in lastra di rame; un busto in coccio del filologo modenese Lodovico Castelvetro; una specie di vasca di rame ad orlo sporgente, con due manichi, adornata, nel rigonfio della parete sporgente, con fogliame ed animali fantastici, a rilievo, di una esecuzione perfetta; un busto di Leonardo da Vinci; un catino, eseguito su ordinazione di un antiquario di Venezia; due anfore sullo stile rinascimentale; due busti fusi a due metalli (i cosiddetti « Moretti Brasiliani »); un medaglione portante il rilievo del busto del Rettore del Collegio S. Carlo di Modena ( don Luigi Spallanzani ); il profilo, in bassorilievo, del generale modenese Cesare Bergamini; una ricca e bella
corona di quercia ( in rame battuto ) per la lapide in memoria del principe Amedeo di Savoia, murata nel peristilio dell'albergo Reale; una portella in rame argentato per il tabernacolo dell'altare maggiore della Parrocchiale di Formigine.


Larga è ancora la sua produzione come figurinaio dal tocco delicato ed espressivo. Tra le molte opere
si ricordano : la Madonna Immacolata nella Chiesa di Rubiera, un'altra immagine della Vergine con il Bambino nella Chiesa delle Monache Salesiane in Via Carlo Sigonio, un « Nazzareno » nell'oratorio Varini alla Bertola (Modena) ecc.

Bisi ebbe meritate onorificenze e premi in patria e alle Mostre di Londra ( 1870), Vienna ( 1875), e a
Milano ( 1881 ). Sulla sua tomba furono incise, tra l 'altro, queste parole che sintetizzano la vita dell'uomo onesto e valente nell'arte :

« Qui accanto all'amata consorte
riposa in Dio
Ciro Bisi Modenese
Esempio di operosità di modestia di rettitudine
l 'umiltà dell'origine nobilitò con la valentia nell'arte
lavorando mirabilmente il rame e il bronzo ».

dal 1328 al 1332



1328 - Quantunque Modena, per la dedizione a papa Giovanni XXII ormai divenuta guelfa, nulla debba avere di che contendere coi Bolognesi, pur tra Modena e Bologna sempre è vivo l' antico
odio municipale.
- I Ghibellini di Reggio, rianimati per la venuta in Italia dell' Imperatore Lodovico il Bavaro, levano tumulto nella loro città, uccidendo il governatore Angelo Dellachiesa, e si dànno all'impero; onde i Ghibellini di Modena tramano di fare altrettanto.
- Suscitano infatti una rivoluzione, e mandano all' imperatore solenne ambasciata, con un regalo di tremila fiorini d' oro, offrendogli il governo della città.
- Adì 27 Novembre vi fa ingresso l'imperatore colle sue truppe di tedeschi.
- I quali, al dire del Tiraboschi, sono dai Modonesi accolti come fratelli, abbracciati e baciati, anzi, come sarebbesi fatto ai santi, si baciavan loro le armi e gli abiti, si esclamava essere quello il giorno più felice che mai fosse surto per Modena, si faceva a gara per introdurli e per alloggiarli nelle case.
- In questo frangente il Conte Ettore da Panico, che era governatore a nome del papa, volta subito bandiera. Di guelfo si dichiara ghibellino, e tanto sa far bene che rimane al suo posto, cambiando solo il titolo di governatore in quello di vicario imperiale.

1329 - Non tardano i Modonesi ad essere pentiti della entusiastica accoglienza fatta ai soldati del bavaro imperatore. Que' tedeschi esercitano prepotenze d'ogni genere - Le imposte son raddoppiate, mal sicure dai saccheggi della soldatesca le case dei cittadini, continui i litigi fra questi e le milizie, si arriva a dover chiudere le botteghe, a dover seppellir denaro e preziosi per salvarli dalla rapacità degli alemanni, e questi vanno attorno a scavarli, usando scuri, cui per dileggio dànno nome di chiavi imperiali.
- Il Vescovo Guido dei Guisi è costretto ad abbandonare la sua sede, ove si è intruso un certo Orlando, che protetto dai tedeschi e dall'antipapa Martino V officia in Duomo, con pubblico scandalo, perseguita gli ecclesiastici che non abbracciano lo scisma, si impadronisce dei lor beni, li distribuisce a' suoi seguaci.
- L' imperatore nomina suoi vicari in Modena Manfredo e Guido de' Pii - Questi cercano con ogni possa di alleviare i mali della città - Ottengono che il maresciallo tedesco colla maggior parte de' suoi sgombri da Modena.

1330 - Manfredo e Guido de' Pii fanno arrestare ed impiccare in sulla publica piazza, adì 17 Aprile, Martino Zibello e Bartolomeo Barisino, che si erano fatti strumento principale dei ladronecci
e delle crudeltà dei tedeschi.
- Adì ultimo di Luglio costringono pure a sgombrare l'intruso Vescovo Orlando, facendogli rilasciare le ricchezze da lui cosi indegnamente ammassate.
- Manfredo Pio ha guerra contro i pontifici. Adì 24 Aprile vince su di loro una lunga e sanguinosa battaglia a Formigine.
- Adì 24 Giugno, nuovamente i due eserciti nemici si trovano di fronte nel confine bolognese.
- I Ghibellini Modenesi, benchè di molto inferiori in numero ai guelfi, pure li disperdono dapprima,
poi ne sono sorpresi, e questi ultimi passano il Panaro e devastano Sorbara.

1331 - Adì 23 Aprile viene in Modena Giovanni di Luxemburgo Re di Boemia, al quale molte città lombarde si erano date per formar lega guelfa contro l'imperatore. - Il Consiglio generale si unisce in piazza, alla presenza di grande moltitudine, e acclama a sovrano il detto Re Giovanni.
- Manfredo Pio è mantenuto nella sua carica di vicario.
- A Sorbara i Modonesi nel 15 Luglio si prendono la rivincita sui Guelfi.
- In Giugno, vòlte a male per Re Giovanni le cose in Italia, torna egli in Alemagna. - Gli Estensi si uniscono ai Gonzaghi, agli Scaligeri ed ai Visconti, per riavere questi Stati - Trovano protezione
in Re Roberto di Napoli e nel Comune di Bologna.

1332 - Tumulto in città pel richiamo di esuli e pel bando dato ai Grasolfi, ma di questo mancano maggiori particolari.
- Gli Estensi coi loro alleati occupano parte del territorio modenese - Manfredo Pio e Carlo, figlio di Re Giovanni, combattono contro di loro con molto onore; e giungono a liberare Modena che già era stata circondata dai nemici.
- Succede a questo fatto un periodo, ma troppo breve, di pace.

Via Gian Maria Barbieri


Da via Pietro Giannone - 1^ a sinistra
- a via L. Castelvetro. Corre parallela
al viale L. A. Muratori. (Denominata dal 1926).

Uno tra i più valorosi ed eruditi letterati d 'Italia del XVI secolo.
Nacque a Modena nel 1519 da Bartolomeo Barbieri e da Lodovica Ballerini, dama d'onore della moglie del conte Galeotto Pico della Mirandola. Giovanissimo si diede agli studi delle lingue latina e greca così da meravigliare per il suo intelletto e sapere il suo primo maestro Gianmaria Tagliadi detto il Maranello. Nella lingua greca si approfondì poi alla scuola di Francesco Porto valente umanista.
Il suo sapere e le sue spiccate doti d 'ingegno furon presto conosciute. Fu chiamato alla corte di Donna Lucrezia Pico Rangoni e del conte Guido Rangoni. Passò poi al servizio del conte Lodovico
figlio di Galeotto Pico della Mirandola ed ebbe ad accompagnarlo nel suo viaggio in Francia presso la corte di quel Re. Durante la lunga permanenza a Parigi si dedicò allo studio dell'antica lingua provenzale, arricchendo la sua già vasta coltura. Tornato alla sua città natale volle imparare anche
la lingua ebraica; e non v'era forse, in quel tempo, chi lo pareggiasse nella conoscenza del greco, dell'ebraico, del provenzale, del francese, del latino e italiano.
La Comunità di Modena, per volere del Duca Alfonso II, lo elesse a suo Cancelliere. Fu stimato dai Conservatori per lo zelo e l 'intelligenza esplicata nel suo Ufficio ; tantochè fu più volte inviato per pubblici e delicati affari alla Corte Ducale il cui successo fece conoscere quanto il Barbieri era tenuto in considerazione dal Duca. Ordinò e raccolse gli atti dell 'Archivio del Comune, e gli fu possibile raccogliere le più importanti memorie patrie e compilare una « Cronaca di Modena ».
Morì in 9 marzo 1574 dopo alcuni anni di dolorosa malattia.
Scrisse moltissime opere in lingua italiana, greca e latina.