VENDITORI ACCREDITATI
MODENA: Edicola Gualtieri, Via Rainusso 104 / ass. cult. Porta Saragozza, Via Saragozza 112 / NONANTOLA: Booklet, Via Longarone 9 / PAVULLO: Edicola Le Arcate, Piazza Toscanini 1 / Edicola Coccetti, Via Giardini 34

dal 1307 al 1314

1307 - Prevale il partito Ghibellino, e vengono banditi di città i Rangoni, i Boschetti, i Savignani, i Guidoni ed altri de' principali guelfi.
- Azzo VIII fomenta da Bologna la guerra contro Modena.
- I Bolognesi hanno Nonantola per tradimento, corrompendo con denaro Jacopo Zavarisi ed Imblavato Sassi, che dovevano difenderla.
- Giberto da Correggio non vale a raffrenare i partiti che lacerano Modena.
- A Francesco Pico il Consiglio degli Anziani di Modena dona la Motta, in compenso dei servigi che rese contro di Azzo.

1308 - Muore Azzo nella città di Este.

1311 - Viene in Italia l' Imperatore Arrigo VII. Molte città Ghibelline, fra cui Modena, gli mandano in segno d'omaggio dei rappresentanti a Milano. - Dandosi egli vista di pacificare queste città vi nomina suoi vicari imperiali - A Modena destina Guidalosto dei Vercellesi e di lì a poco Francesco Pico - Sembrano sopite le discordie.

1312 - Ripullulano gli odi vie più feroci e sanguinosi - Nel 19 Luglio a Baggiovara Francesco Pico ed i suoi figli son fatti prigionieri da quei di Sassuolo ajutati dai Bolognesi. - I Modonesi invocano ajuti, e si rivolgono per loro disgrazia anche a Passerino Bonaccolsi di Mantova, che entra in Modena il 5 di Ottobre, acclamato come signore. della città - seguìto da compagnie di mercenari tedeschi.

1313- Passerino Bonaccolsi esercita in Modena tirannie inaudite - Assassinio di messer Raimondo da Spello Marchese di Ancona, legato e nepote di Papa Clemente V, avvenuto presso Castelvetro con depredazione di 200.000 fiorini, che egli portava al papa in Avignone - A tale assassinio vuolsi non fosse estraneo Passerino - Per questo fatto la città viene sottoposta all'interdetto.

1314 - Messer Sassolo da Sassolo respinge sdegnosamente la grazia a lui ed a suoi aderenti offerta da Passerino di rientrar e in Modena.


Via Armaroli


Scomparsa. Congiungeva la via Emilia alla via Taglio.

Di questa via è soltanto ora un ricordo. I lavori
di demolizione dell'intero quartiere circoscritto dalle vie Emilia, M. Ruini già S. Agata, Taglio e San Michele, iniziati nel novembre del 1933 hanno avuto termine nel'agosto del 1936. A quell'agglomeramento di case vecchie, umide e malsane sorge una nuova piazza, battezzata Piazza dell'Impero nell'anniversario della Marcia su Roma il 28-X-A. XV e viene ad arricchire ancora di un 'altra grande opera di risanamento la nostra Città.
La denominazione le pervenne dai numerosissimi armaioli che vi avevano sede e che nei secoli XIV e XV fecero fiorire a Modena come in poche altre città d'Italia l'arte dell'armaiolo. Per tenere alto questo ambito primato, gli Estensi chiamarono da Milano maestri rinomati in quest'arte, fra i quali Stefanino dalla Polla (1477) e Martino di Gabriel del Pizzo (1485).
E' ricordata quest'antica denominazione negli Statuti Comunali del 1327 ed era sottoposta alle due
Cinquantine di S. Michaelis (lato ovest) e di S. Agathae (lato est).
Lo storico modenese Emilio Paolo Vicini nella sua pubblicazione su I Confini della Parrocchia del
Duomo nel sec. XIV (1927), fa notare che la scomparsa via Armaroli era chiamata rua de' Guardaporcis,  la qual cosa appalesa che ivi nei più antichi tempi era una fortificazione o un fortilizio
a difesa della piccola città sorta attorno alla tomba del Santo Patrono (891-898) ; e non una guardia "detta per de' porci" perchè quivi sugli spalti avranno pascolato dei porci.

Angelo Fortunato Formiggini (1878 - 1938)

La mamma di mio nonno era una Formiggini, ricordo che mio nonno mi diceva che era un nostro parente, ma mio padre ormai quasi novantenne ... beh avete capito, ad ogni modo io sono qui a ricordare un personaggio forse appartenente alla mia famiglia, mettiamola così, per altro il 29 novembre è stato l'80° anniversario del suo "volo di protesta".  Parliamo di un editore, quell' Angelo Fortunato (direi non tanto) Formiggini che si suicidò per sberleffare Mussolini. Il suo gesto però non fu inutile, fu talmente importante che fu affossato per non creare problemi in un momento difficile di politica antirazzista.







da F.Gollini e A.Roganti - Teatro minore modenese, 1969

Nato a Modena nel 1878 e laureato in « Lettere e filosofia » sirivela, fino dai primi anni giovanili, spirito arguto e profondo, animatore e partecipe di ogni attività culturale a fianco dei migliori scrittori e pubblicisti del suo tempo. Sui suoi inizi dalla Strenna del Marchese Colombi, giornale « Caleidoscopico, cinematografico, croni-storico » fondato il 2441893 da Alfredo Testoni (Tisento) e da Aldo Maglietta (Pilatus) abbiamo che: " il 4 marzo 1900 la commissione per concorso di monologhi, emette il suo verdetto. Pilatus recita i quattro monologhi prescelti nel teatrino del For Ever e il pubblico referendum dichiara premiato « Un pipèin a veglióun » di Formaggino da Modena. Formaggino però non può assistere alla manifestazione perché monta di guardia alle carceri di S. Eufemia ". Collabora per lungo tempo al Duca Borso, il massimo dei giornali umoristici dell'epoca. È sempre fra i primi nelle dispute letterario-politico-umanistiche. Scrive notevolissime poesie in dialetto, molte delle quali pubblicate, oltre che nei giornali dell'epoca, nell'Antologia dei Poeti Modenesi di Alfredo Nota.


Di Lui, come editore, si ricorda « L'Italia che scrive », « La Secchia », la « Biblioteca di Filosofia e Pedagogia », i « Classici del Ridere », « Parole in Libertà », testamento di alto valore civile e morale, e « La Ficozza filosofica del Fascismo » scritta in chiave satirica. Le sue opere vengono stampate in Modena presso la Tipografia Ferraguti, ora diretta dai Longagnani.
L'opera, dichiarata di dominio pubblico per ragioni di utilità generale, è « La Ficozza del Fascismo ». In quelle 380 pagine il Formiggini, con stile ed ingegno, intesse la più sconcertante accusa contro la dittatura fascista. Corre l'anno 1923 e quasi dopo vent'anni di fatica editoriale cessa di essere « disinvolto » per diventare « uno scocciatore ». Il Formiggini, scritto il volume alPinsaouta di tutti, lo distribuisce sul territorio nazionale il 31 ottobre 1923. Le copie spedite ai giornali fascisti contengono già una « bozza » di critica, un atto di sfida quanto mai temeraria. Nel libro l'autore narra i particolari della violenza subita dalla sua Casa Editrice.
Prendere per il naso il Ministro della Pubblica Istruzione e filosofo Gentile, e il Duce, ha il sapore della congiura. Il Formiggini lo sa bene. Abbiamo la convinzione di credere che anche il suo suicidio debba avere il preciso significato di « spregio » verso la dittatura, pugnalata prima con l'ingegno e umiliata poi privandola della vittima. Sfuggire alla vendetta può essere interpretato un atto di vigliaccheria, accettarla un atto di pentimento.
Meglio quindi la morte: sublime rinuncia.

Angelo Fortunato Formiggini diventa un simbolo di rivolta contro il crescente fanatismo politico-ideologico.
Le truppe alleate avanzano lentissimamente verso il Nord mentre la guerra partigiana sugli Appennini ed altrove prepara loro il cammino.
Napoli viene liberata il 1° ottobre 1943; Roma il 4 giugno 1944; Firenze il 4 agosto. Infine cade la Linea Gotica nella prima meta del 1945. I partigiani che operano a Modena e provincia decidono di liberare la città: occorre stringere i denti. Nella notte del 21 aprile i partigiani occupano le carceri di S. Eufemia e alle 6 del mattino del 22 sfidano l'incognita dei movimenti tedeschi ed occupano di sorpresa la Questura, la Prefettura, il Municipio, mentre i partigiani delle Aziende Elettriche evitano la distruzione degli impianti affrontando coraggiosamente un attacco tedesco. Poi viene circondata l'Accademia Militare (anche ad opera di Don Grillini e di Umberto Sanguinetti, cugino di Aldo. Umberto ha vissuto per lungo tempo nascosto sul campanile della chiesa di S. Agostino) e la popolazione insorge, dando man forte ai partigiani.
L'ordine di esporre sui tetti delle case delle lenzuola a simbolo di bandiera viene eseguito con unanime rapidità. I modenesi vivono ora col fiato sospeso: un aereo alleato sorvola la città ripetutamente poi si allontana dopo un ampio giro di esplorazione. Così il bombardamento a tappeto viene evitato ed è un giorno memorabile di gioia.
La guerra è finita da pochi mesi. Ha lasciato un segno d'infamia nelle case distrutte, nel pianto dei bambini, nei Lager, nel martirio di tanti valorosi concittadini. Unico simbolo intatto della città è la Ghirlandina. La vita cittadina riprende sotto la illuminata guida del sindaco Alfeo Corassori, il Sindaco della Liberazione, un uomo semplice, esemplarmente onesto.

Vittoria di S. Geminiano


Di questa cacciata degli Estensi fu dato il merito al Santo protettore della città - Traduco dal barbaro latino le parole del decreto fatto in. quei tempi dal Comune, il quale ordinava: " Che nel santissimo giorno 26 Gennajo d'ora in avanti si debba solennemente celebrare il giorno medesimo, e che tutte le offerte le quali si facciano in quel dì debbano servire per cominciare, seguitare e finire una cappella ad onore di Dio, della Beata Vergine madre di lui e del Beatissimo S. Geminiano confessore, con un altare che debba essere officiato etc. etc.
La festa si celebra ancora ogni anno nel 26 Gennajo in Duomo, avendola poi gli Estensi, tornati che furono in Modena, volta a commemorazione del miracolo attribuito a S. Geminiano, della salvezza cioè di Modena dall'invasione di Attila - La cappella fu edificata in piazza, e durò fino al 1476, anno in cui si cominciò a demolirla, celebrandosi feste per la nascita di Ercole I Estense, e fu del tutto abbattuta nel 1481.

Via Archirola

Da via Vignolese - I laterale destra alla strada delle Morane.

Deriva il nome dal canale o fossa omonima che ha inizio dalle terre della villa di San Martino di
Mugnano e che le scorre a lato. Negli anni 1934-1935 il corso tortuoso di questo canale fu rettificato nel tratto tra il viale Umberto I e la via Vedriani dove è stata posta una passerella in ferro per comodo degli abitanti del vicinato. Fu ampliata pure la copertura del canale all'incrocio del nuovo viale Umberto I colla via Archirola ed adiacenze per i nuovi fabbricati ivi sorti.

Via del Taglio


Dalla piazza Roma, imboccando via Farini, la graziosa chiesa che subito si vede è quella di S. Giorgio. La strada, prima della chiesa, a destra, è via del Taglio nella quale trovasi la casa, con lapide commemorativa, ove abitò il Generale Marchese Achille Fontanelli, ministro della guerra sotto il il Regno Italico. Nell'atrio vi sono interessanti lapidi antiche. Il palazzo è oggi abitato dai conti Pignatti Morano, i quali, fra altre cose, posseggono un Anfora con Bacile, in argento cesellato, di sommo pregio, eccellente lavoro di Antonio De Castro, portoghese, stabilito in Genova, commessogli da Franco Lercaro, nobile genovese, con atto dell'11 maggio 1565.
Vi è scolpita la storia di Megollo Lercaro e la sua impresa contro un Sultano barbaresco. Dai Lercaro passò agli Imperiali, indi ai Coccapani e da questi al primogenito della famiglia Pignatti Morano.
Fra i ritratti, interessante quello di Francesco Lercaro, committente del prezioso lavoro. Questa via va
fino a piazza della Pomposa. Quella di sinistra è via Fonte Raso, nella quale al N. 5,1 ex chiesa di S. Margherita, ha sede il «Dopolavoro Panaro». Di fronte, lato nord del Teatro Comunale, il busto e la lapide del Goldoni, collocati il 25 febbraio 1893.

 

 

Paolo Ferrari - Sunátt (al sig. Giuseppe Barigazzi)






Andrea Righi - A spasso nel tempo con Gundeberga


Spazio e tempo ci appartengono. In ugual modo noi apparteniamo a loro; ci governano, direttamente ed indirettamente. Come riescono a farlo? Il tempo ci invecchia, lo spazio riesce a guidare i nostri movimenti e le nostre azioni. Solamente i pensieri esulano da questi vincoli. Il vostro pensiero vi ha mai portato ad immaginare di essere altre persone? Oppure, ancora meglio, a vivere un’altra vita? Magari ricordando decisioni che non avete avuto il coraggio di prendere? Se non vi è mai capitato provateci ora; avete il tempo della pausa che vi concedo con questo punto. Fatto? Molto bene, adesso pensate che qualcuno la stia veramente vivendo questa vita, magari in questo preciso istante, in un mondo che galleggia guidato dalle onde dello stesso tempo che pilota la vostra. Non è fantasia, in un universo parallelo tutto ciò potrebbe essere possibile. Riguardo l’argomento potrei dirvi che sono solo speranze di qualche mancato fisico, oppure scrivere pagine di arringhe provando con esse a dimostrare la veridicità di questa teoria. A mio avviso perderei tempo. Proverò invece ad insinuarvi un dubbio, e lo farò con l’aiuto di una nobildonna longobarda vissuta tanto, forse troppo tempo fa: Gundeberga.
Siamo in corso duomo, di fronte a noi si staglia la mole imponente della cattedrale, che sembra scrutarci dall’alto di uno sguardo ciclopico, attraverso l’occhio del grande rosone.
Entriamo, e percorriamo in tutta lunghezza la navata centrale, approfittandone per ammirare le ispirazioni artistiche che la basilica custodisce. Lo scopo della nostra visita però non è farsi ammaliare dai tanti racconti che questi ambienti ovattati tramandano, ma raggiungere la cripta e cercare, tra le tante immagini sacre, quella che raffigura Sant’Anna nell’atto di sfamare il piccolo Gesù. Vicino alla sopracitata statua è collocata un’epigrafe, quella della nobildonna oggetto della nostra ricerca: Gundeberga. La storia ce la consegna discendente della popolazione longobarda, vissuta nelle nostre terre e protagonista di gesti meritevoli, tanto da far pensare addirittura che proprio a lei sia stata dedicata la ben più famosa statua della Bonissima.
Lasciamo però agli storici ogni divagazione, e veniamo al reale motivo di questo viaggio virtuale, al mio tentativo cioè di scatenare il vostro inconscio in una frenetica ricerca di conferme, oppure smentite, riguardo all’esistenza o meno degli universi paralleli. Partiamo da una informazione importante, forse la più importante: Gundeberga è morta il 12 Giugno 570 d.C., lo testimonia la scritta incisa sull’epigrafe.


Memorizzate questa data; si tratta di un indizio fondamentale.
Concedetemi un’altra piccola digressione: in epoca romana vi era l’usanza di annotare la data della morte indicando l’anno imperiale dell’imperatore in carica. Adesso leggete bene le prossime righe: l’epigrafe di Gundeberga cita un consolato ed un imperatore, precisamente la lapide indica “l’imperatore Giustino Augusto, nell’anno quinto dopo il consolato del medesimo”.
State pensando la stessa cosa che penso io? Esatto, bravi, l’anno di morte è indicato proprio come si usava durante l’impero romano. Quindi mettiamo assieme un po’ di informazioni: Gundeberga è morta il 12 Giugno del 570 d.C., e la sua lapide indica la data di morte segnando l’anno quinto di un impero. L’impero romano d’occidente però è caduto nel 476 d.C.; Modena non era sotto il dominio romano in quell’anno, quindi per Modena non era l’anno di nessun imperatore. Converrete con me che qualcosa non torna. Da dove viene la lapide? Come mai una nobildonna Longobarda ha un’epigrafe di derivazione romana?
Razionalmente si potrebbe pensare che la lapide sia un falso o sia stata male interpretata dagli storici, visto che le scritte non sono chiare, oppure che sia stata riportata la dicitura romana per uno strascico dovuto alla recente presenza dell’impero, o ancora in ultima ipotesi che la suddetta provenga dall’impero d’oriente. A me la razionalità spaventa, e a voi? Proviamo quindi a sostituire la fisica alla storia. A questo punto è naturale andare ad abbracciare una famosissima leggenda popolare che vuole il nostro amato Duomo come il portale di una macchina del tempo. Voglio essere più preciso. Tornate ai miei vaneggiamenti iniziali, ragionate cioè sull’esistenza di uno, mille, tanti, infiniti mondi paralleli, come fossero fogli di carta appesi allo stesso filo. Fatto? Chi studia i mondi paralleli sostiene che, seppur indipendenti e in nessun modo vincolate tra loro, queste differenti pagine temporali abbiano però dei piccolissimi punti in comune; chiamiamoli PUNTI DI COLLIMAZIONE. Si tratta di minuscole frazioni temporali, durante le quali accade la stessa identica cosa in tutti i mondi, dove gli universi cioè coincidono. Proprio attraverso questi portali è possibile, (sempre secondo gli studiosi è ovvio), spostarsi da un piano all’altro. Chiudo con una riflessione.
E se esistesse un universo nel quale l’impero romano non è caduto nel 476 d.C.? E se proprio da quell’universo provenisse per qualche oscura ragione la nostra lapide? Poterebbe essere che fosse Gundeberga stessa ad arrivare da un altro mondo? Resta il dubbio che il nostro duomo possa, dietro alla potente sacralità di cui è rivestita la figura del Santo che vi riposa da secoli, nascondere la via per accedere a mondi nei quali tutto può essere uguale o diverso, e dove noi potremmo essere noi stessi oppure altre persone o, perché no, non esistere nemmeno. Domande alle quali difficilmente troveremo risposte soddisfacenti, anche perché io non sono qui per dare risposte ma per insinuare dubbi che vi spingano a cercarle. I misteri d'altronde, come spesso accade per la vita, risposte non ne chiedono; perderebbero senso non trovate?

Walter Mac Mazzieri (Pavullo 15/4/1947-21/11/1998)

Pittore, incisore e scultore, è nato il 15 aprile 1947 a Cà d'Olina di Pavullo nel Frignano (Modena), borgo medievale nella vallata dello Scoltenna.
Da ragazzo, data la povertà della famiglia dovette fare i più diversi mestieri, vivendo in un mondo contadino di antica mentalità ma ricco di favole e leggende, di cavalli e colombe. Cominciò a disegnare, copiando i fumetti, intorno ai dieci anni; quindi, trasferitosi a Pavullo, frequentò per qualche tempo l'Istituto d'Arte "Adolfo Venturi" di Modena.
Fece la prima mostra a quindici anni, con quadri di un rustico realismo.
La sua personalità esplose verso il 1968, e suscitò molto interesse grazie anche a una mostra tenuta a Milano nel 1971. Da allora (pur continuando a viaggiare in Europa e in Africa per visitare città e musei) ha lavorato tenacemente, allestendo personali sia in Italia che all'estero. 
Hanno scritto di lui, tra gli altri: Dino Buzzati, Giuseppe Marchiori, Giancarlo Vigorelli, Renzo Margonari, Enzo Fabiani, Luigi Cavallo, Enrico Crispolti, Vico Faggi, Franco Solmi, Franco Passoni, Paul Kleim, Tommaso Paloscia, Ferruccio Veronesi, Luciano Luisi, Miguel Sertorio, Pedro Fiori, Luigi Lambertini, Irene Ekert, Michele Fuoco, Ferdinando Albertazzi, Felix Ferrer Gimeno, Bruno Cernaz, Graziano Manni, Peter Treutler, Casimiro Bettelli....




da hamelinprog.com

Noto agli appassionati di progressive rock per essere l’autore di alcune delle più belle copertine de Le Orme, La Quinta Stagione, Mad Crayon e Tony Pagliuca.
La sua pittura, surreale e visionaria, ha avuto inizio con la rappresentazione di scene di vita domestica caratterizzate da un acuto e ironico realismo. La gente e i luoghi della sua infanzia si mescolano a cose e animali dalla presenza inquietante, quasi da incubo, in scenari fantastici. Autore di una figurazione tenera e violenta allo stesso tempo, la pittura di Mazzieri riesce ad amalgamare il familiare e l’insolito, il quotidiano e lo straordinario, il tragico e l’ironia.
Nell’analisi dell’opera dell’artista modenese molti critici hanno trovato delle affinità più o meno palesi con il lavoro di altri famosi artisti. Enrico Crispolti, nella prefazione alla monografia “Walter Mac Mazzieri” rintraccia una “sconcertante parentela con i messicani”, con un certo proiettare ad eroico visionario il quotidiano rurale, “campesino”, di Orozco e di Rivera”. Si sono fatti anche i nomi dei pittori portati al gigantismo delle figure, da Siqueiros a Savinio, ma pure il nome di Magritte, con i paradossi logici, con le operazioni di smontaggio e rimontaggio degli ingredienti figurali della sua immaginazione. A questi si possono aggiungere anche Bruegel o Bosch, Goya o Blake, o magari i surrealisti Max Ernst a Dalì. Inoltre non sono da trascurare certe componenti che nell’opera di Mazzieri possono richiamare aspetti del simbolismo di Gustave Moreau e Odilon Redon.





Negli anni ’80 la sua produzione artistica tende a concentrarsi sull’unicità del patrimonio artistico e culturale di Venezia. Un incontro tra coscienza e fantasia, che sconfina anche in accostamenti azzardati, in significati simbolici, in una sorta di ironico stupore. Le figure, poste in riconoscibili scorci urbani, sono più vicine alla realtà di tutti i giorni, hanno una misura più dell’umano che del “mostruoso”, vengono guardate come da un punto di vista di superiore saggezza. Il suo stile si sofferma con maggiore partecipazione su questi personaggi e sugli ambienti, riportati ad un’armoniosa morbidezza d’insieme, ad una visione più umana, ad un realismo visionario atteggiato a coloriture estremamente quotidiane, a tenerissime malinconie, quelle dell’artista che sembra avere profonda nostalgia della sua terra natale.
La produzione della seconda metà degli anni ’90 è dedicata allo scultore Raffaele Biolchini. Un omaggio all’amico più caro, morto nel 1994, all’età di 48 anni, che ha determinato, un anno dopo, una mostra presso “Melania Arte” di Pavullo. Mazzieri aveva affrontato con Biolchini le avventure più straordinarie attraverso le città del mondo per visitare musei e gallerie d’arte. Con lui aveva condiviso esperienze creative e umane. Insieme avevano coltivato sogni di artisti per trovare spazio in un campo difficile, come quello della pittura e della scultura. Nel tempo si erano sempre più rinsaldati i vincoli di fraterna amicizia, per cui il rapporto tra i due artisti era diventato continuo, quotidiano, familiare.
Nell’ultimo periodo di vita Mazzieri coltivò il progetto di un ciclo di opere sui poemi epici, a cominciare dall’Odissea, di cui ha lasciato alcune prove (disegni, acquerelli) di immutata, straordinaria e fresca fonte creativa.


Qui potete vedere molte sue opere: 
http://www.macmazzieri.com/percorsoartistico.html

Walter era anche un poeta, ma lui scriveva le sue liriche direttamente sui suoi disegni:

Le nuvole respirano con rigore


Amica bella e triste

 Avrò due 

Desiderio di neve

 ... domani aprirò le nuvole raccolte

 Gli occhi dei beduini

 Ildiz

 La libertà pazza dei poeti

 La luna sulla spada del minareto

 ...la pallida realtà di statue greche

Nel giorno che dovrò morire

 Nella mano degli imperatori

 Pietre di fantasia meccanica

 Tra i sassi rotondi