Alberto Artioli (1881-1917)

Alberto Artioli riscattò nella ricchezza della pittura la cupezza e mestizia del suo pensiero.
Dopo aver iniziato brillantemente gli studi a Modena, dove nacque il 10 settembre 1881, e dopo avere avuto il gradito conforto di potersi trasferire a Roma e a Firenze per essere stato vincitore di una borsa di studio al pensionato Poletti, condusse, in seguito, una esistenza compressa e repressa, che però acquietò e sublimò con le belle immagini dei suoi dipinti, i quali innalzano al di sopra del dolore e illuminano.
L'Artioli fuggiva gli svaghi della giovinezza, non si estasiava di emozioni giovanili come i suoi coetanei; alle vie congestionate di Roma e a quelle di Milano, dove espose diversi suoi quadri, preferiva quelle umili e villerecce di Modena; era felice quando, in libera solitudine, poteva esprimere la bellezza del creato con le sue opere. Molti avvertirono la sua forza e grandezza nella sfera verginale della pittura: lo stesso Giuseppe Mazzoni, che aveva avuto modo di conoscere e apprezzare l'Artioli in varie « Mostre », lo volle suo collaboratore nel dipingere la volta del Santuario di Fiorano. 
Alla Galleria Poletti di Modena figurano di lui le seguenti opere: «Il ritorno dello Spartano», «San Sebastiano», «Il Pellegrino», «Caino che piange sul corpo di Abele», «La cena di Emmans», «Cappello Andrea» e «Il legionario ferito». Al Museo Civico si trova il suo «Autoritratto»; altri suoi lavori sono: «La madre», «Ritratto della moglie», «La Mimì» ecc.