Contrada de' Beccàri


La Rua bechariorum che dava il nome ad una delle cinquantine di porta Albareto non è da confondersi coll'odierna delle Beccherie, presso la piazza maggiore; era vicina a S. Matteo apostolo, chiesa fondata (ove ora è il tempio di S. Domenico) unitamente al convento dei PP. Predicatori nel 1243, per opera del vescovo di Modena Alberto Boschetti. Contribuì ancora alla fabbrica della detta chiesa la nobile famiglia de' Petrazzani, che sulla porta prospiciente la rua de' Beccàri pose il suo sepolcro gentilizio. I Petrazzani abitavano in quella rua, ora completamente scomparsa, per le successive costruzioni fatte nel distretto della prossima parrocchia di S. Marco, di proprietà dei canonici, venduto poi quasi tutto ai frati di S. Domenico.
Comprendeva esso quel tratto di terreno che da porta Albareto, il Naviglio, la Fascina, la Fossa, o la casa d'un Toschi di Carpi, terminava a confinare colla Cerca. Su questa nel 1244 gittossi un ponte di pietra, e intorno fecersi altri lavori. Atterrata nel 1430 la chiesa di S. Matteo, una nuova ne fu consacrata dal vescovo Scipione Manenti (parrebbe in occasione della riforma dell'ordine di S. Domenico) terminata nel 1720. Per le vicende del 1798 soppressi i Domenicani, poi ripristinati nel 1817, anche dopo l'ultima legge di soppressione, un padre di quell'ordine è il curato della parrocchia che vi ha sede. Durante certi ristauri si rinvenne la lapide funeraria del nostro organista Trornbetta, che nell'elegantissimo costume del secolo XV v'era effigiato in atto di suonare l'organo. Questo invidiabile documento storico che doveva trovar luogo nel museo civico è ora in possesso di un patrizio, diligentissimo raccoglitore di cose antiche.