Porta Bazohara


La porta detta adesso di S. Francesco chiamossi un giorno di Bazohara (Baggiovara) castello e luogo insigne a poche miglia da Modena ed a' confini della città Geminiana o Cittanova, ove furono posti a coloni de' Bavaresi (Baiern) a' tempi di Rosmunda e di Alboino. Dopo essere quel castello, di incerta origine, passato dal marchese Bonifacio alla chiesa modenese, poi a Donna Matilde, venne in potere del comune, come il prossimo castello di Formigine: si crede distrutto ai tempi di Passerino Bonacolsi nel 1312. Una famiglia dal cognome Bazzovara, se non signora, residente nel castello omonimo, si sa essere esistita, perchè si notano dei Bazohara, consoli e capitani di Modena. Berteo di Bazohara, fu complice de' modenesi uccisori di Raimondo da Spello nel 1314 presso il Menabue. Da Bazohara avevano denominazione pure due cinquantine della città intus l'una, e burgi Bazohariae de foris 1'altra. Le rimanenti otto della regione che aveva il nome dalla porta Bazohara erano - Frati minori entro e fuori - S. Giacomo - S. Geminiano - S. Barnaba - S. Eufemia - S. Paolo - S. Salvatore - Al dì là del borgo di Bazohara era una seconda porta, un battifredo, e un ponte levatoio sulla Cerca. Il borgo di Bazohara era abitato da caneparoli e contava più di cinquecento abitanti.
Nel 1500 adì 8 novembre, l'antica porta fortificata venne ribassata come quella di Saliceto, togliendo dalla sua sommità quell'alzata di travi bordonali, e palancato d'asse, dalla quale si traeva con spingarde, balestre e sassi contro gli assalitori. Così rinnovata, co' suoi ponti levatoi, batti ponti, càssero e giunta, era massiccia, di bellissima costruzione, bassa d'arco pel livello del terreno, ma alta tredici braccia.più dell' Erculea. L'antichissima porta del X secolo, stata eretta dai signori da Sassuolo che palancarono sino a porta Cittanova, fu compiuta ed aperta ufficialmente, secondo Tiraboschi nel 1191, un anno dopo della testè nominata. Molti suoi ricordi storici possono desumersi dalla di lei antica topografia esterna, specialmente riguardo all'idrografia circondaria. Le paludi del vescovo, del comune e delle monache, ivi esistenti, la vecchia Formìgina, che dava il nome a una villa (S. Cataldo) detta Forrmigine di sotto per differenziarla dal castello verso il collemonte, i sobborghi abitati da caneparoli, i varii monasteri, il prato Lentesone, le vecchie strade alla montagna, la colonna o croce trasportate al museo, i copiosi marmi ivi rinvenuti, la chiesa dei S. Faustino e Giovita, le sorgive presso il ponte della Rosta, le barche stazionanti nelle acque, danno un carattere originalissimo al paesaggio variato che si sarà offerto agli occhi dei riguardanti dall'alto dei merli del càssero di porta Bazohara.